OPS Unicredit-Banco Bpm, intreccio tra finanza e politica
Le mire espansionistiche di Unicredit e le preoccupazioni del Governo
In maniera del tutto inaspettata, Unicredit ha lanciato un’offerta pubblica di scambio (OPS) da 10 miliardi di euro sulla totalità delle azioni Banco Bpm, l’istituto di credito lombardo nato dalla fusione tra Banco popolare e Banca popolare di Milano.
L’operazione, che ha sorpreso gli operatori di mercato e sembrerebbe la stessa Bpm, tende a dar vita al secondo gruppo creditizio nazionale per presenza sul territorio (dopo Intesa Sanpaolo) e al primo per capitalizzazione di borsa.
Si tratterebbe del terzo gruppo bancario europeo.
Il nuovo polo bancario, per quanto si apprende dalla stampa specializzata, conterebbe su 97mila dipendenti, 4763 sportelli nell’intero territorio nazionale e quasi 20 milioni di clienti.
Peraltro, l’operazione lanciata in Italia si affianca a quella presentata in Germania a settembre su Commerzbank.
Ma da soli i matrimoni non si fanno. Le fonti ufficiali riferiscono di un disappunto (almeno iniziale) di Banco Bpm, secondo cui l’offerta non rifletterebbe le proprie prospettive reddituali e di creazione di valore per gli azionisti e per tutti gli altri stakeholder, anche alla luce del piano industriale 2023-2026.
A prescindere dall’iniziale disappunto della banca lombarda, l’offerta lanciata dall’istituto amministrato da Andrea Orcel testimonia comunque lo stato di salute di Unicredit, che dimostra di avere mire espansionistiche all’interno e all’esterno dei confini nazionali.
Ed è proprio lo stato di salute di Unicredit che, evidentemente, spaventa il Governo, che sperava nel matrimonio tra Banco BPM e MPS per raddrizzare le sorti dell’istituto toscano, questione da anni nell’agenda della politica italiana.
In sintesi, il possibile matrimonio tra Unicredit e Banco BPM e quello che potrebbe saltare tra Banco BPM e MPS rappresentano la trama di una telenovela che non riguarda solo i mercati finanziari, bensì anche gli scanni della politica.
Al punto che Giorgetti, attuale ministro dell’economia, minaccia di ricorrere al golden power per porre il veto alle mire espansionistiche di Unicredit, perché quella bancaria rientra certamente tra le attività di rilevanza strategica per il Paese.
Ma cos’è il golden power? Si tratta di poteri speciali di cui è dotato il Governo a tutela degli asset strategici del Paese, a prescindere dalla nazionalità dell’investitore, attivabili per bloccare operazioni che rischiano di danneggiare l’interesse nazionale. Con il golden power si vuole in qualche modo creare un bilanciamento tra la libera circolazione dei capitali – obbligatoria nell’Unione Europea, dunque insopprimibile – e l’esigenza di proteggere settori chiave per il Paese.

